“La regola del quadro” di Jung-myung Lee

Quando si dice… scegliere un libro dalla copertina.
E’ stato questo il motivo principale che mi ha spinto a comprare il libro edito da Frassinelli “La regola del quadro” oltre che la curiosità per la cultura coreana.
Macino già i film di Kim Ki Duk e Park Chan-wook, ho visto serie TV divertenti made in KR come “The Sound of you heart” quindi le stranezze dell’estremo oriente non mi mancano.
Sono rimasta affascinata dalle descrizioni che come flash avevo visto davanti a me sfogliando le pagine in libreria: leggere insieme le parole verde e giada ha acceso qualcosa in me.

Sta di fatto che la trama si presentava molto più interessante di quello che di fatto ha costituito questo romanzo per me. E’ anche la prima volta che vado nettamente controcorrente.

Se si scandaglia la rete in cerca di forum a tema letterario, le opinioni sullo scrittore e su questa storia sono solo positive.
Date le premesse, la vicenda di due pittori di corte in eterna  lotta e ammirazione reciproca nella Corea del Settecento, mi aspettavo qualcosa di più.
Sullo sfondo, due crimini irrisolti, la competizione nel Tohwaso, il bando ai colori, la pittura regolata dai canoni.
Ma se tanto mi da tanto, caro Jung-myung Lee perché usi parole come background e non sfondo? Perché utilizzi termini talmente recenti da risultare improbabili?
Vorrei sapere, caro scrittore, se la colpa è imputabile a te o alla traduzione. Piccolo appunto: la prima parte ha previsto un traduttore, la seconda un’altra persona. Vi sembra normale?
Da dove proviene questo libro: un mio acquisto alla libreria Mondadori de Il Centro di Arese
Perché non consiglio questo libro: almeno da parte mia e in maniera sincera, questo libro non è consigliabile,
Oltre a qualche errore grammaticale, traduzione pessima per quanto segnalato sopra e l’abbondanza di personaggi con nomi improninciabili, il racconto è noiosissimo.
Ho fatto molta fatica a leggerlo!
Se siete coraggiosi, leggetelo e datemi la vostra opinione!

VALUTAZIONE:

 

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